2011 - 2018

Jungfrau Marathon

Davanti ai miei occhi avevo finalmente quei luoghi sempre immaginati o visti su libri o documentari: visti dal vivo facevano ancora più effetto

Dove: Interlaken
Quando: 10/09/2011 - 08/09/2018
Distanza: 42,195 km
Dislivello: 1.829 d+
Tempo 2011: 4h22'
Tempo 2018: 4h41'

La Jungfrau Marathon è una classica maratona alpina che si svolge in Svizzera, a settembre di ogni anno, che vede alla partenza oltre 4.000 runners da tutto il mondo.

Sulla distanza della maratona (42,195 km) ha un dislivello positivo di 1.829 mt. Parte dai circa 500 mt della località turistica Interlaken sino ad arrivare ai 2.100 mt della Kleine Scheidegg, dopo aver percorso dei tratti su strade asfaltate, strade sterrate e sentieri di montagna.

Il contesto in cui si svolge è di particolare bellezza ed interesse turistico: la seconda parte della gara infatti ha come cornice la catena montuosa della Jungfrau, composta da Jungfrau, Monch e Eiger.

L’arrivo della gara è posto ai piedi dell’Eiger, presso la stazione ferroviaria di Kleine Scheidegg, interposto verso l’arrivo della ferrovia elvetica che raggiunge i 3.800 mt della Jungfraujoch.

La parete sovrastante, un imponente ammasso di roccia e ghiaccio di oltre 2000 mt di altezza, è tra le più ambite e temute al mondo dagli alpinisti, qui vi è stata scritta la storia dell’alpinismo, anche con tragici eventi raccontati spesso su libri dedicati, da cui sono stati tratti anche alcuni film.

2011

La prima volta che ho corso questa gara è stato nel 2011.

L’obiettivo di questa partecipazione era sicuramente la gara ma anche quella di arrivare a vedere, anche solo da lontano, i luoghi dove erano accaduti tanti fatti di alpinismo che avevo letto sui libri e visto nei documentari, che mi avevano fatto compagnia nei miei anni di gioventù.

Il viaggio in solitaria verso Interlaken ricordo che era passato velocemente: non mi pesa guidare e amo viaggiare, per quel che posso.

Un assaggio dei luoghi in cui avrei corso l’avevo già avuto quando, arrivato al Sustenpass, fermatomi per una piccola pausa, ho potuto ammirare le vallate sottostanti e i ghiacciai che pendevano da quelle montagne, del gruppo dell’Eggstock, poco distanti dalla meta.

Arrivato al punto di partenza della gara (Interlaken), dopo aver ritirato il pettorale e preso posto all’ostello, la voglia di scoprire i dintorni era talmente forte che, nonostante il consigliato riposo pre-gara, ho raggiunto la località di Grindelwald in auto per fare una passeggiata e godermi il panorama.

Davanti ai miei occhi avevo finalmente quei luoghi sempre immaginati o visti su libri o documentari: visti dal vivo facevano ancora più effetto.

Il tempo di qualche fotografia ed era già ora di tornare in ostello per i preparativi per la gara del giorno dopo.

La serata è passata tranquillamente tra la cena cucinata in ostello, in mezzo ad altri atleti e viaggiatori di tutto il mondo, ed i preparativi per la gara. La tensione si faceva sentire, nonostante questo la notte è passata velocemente e sono riuscito a ricaricare le batterie dopo il lungo viaggio, in vista del giorno dopo.

Quando la sveglia suona in un giorno di una gara difficilmente non ho voglia di alzarmi. Cerco di arrivare sempre ad una competizione ben motivato e soprattutto col desiderio di affrontare la fatica che, inevitabilmente, si farà. Credo che sia anche alla base del nostro sport e di ogni competizione.

Così quella mattina, dopo una frugale ma saziante colazione, mi sono diretto verso la zona partenza.

La giornata si prospettava meteorologicamente molto soleggiata. L’aria frizzante ricordava che ormai l’estate era finita.

Alla partenza c’era un gran brulicare di persone e io cercavo di ammazzare il tempo guardandomi in giro e visitando le viette della cittadina.

Pronti, via !

I primi chilometri scorrono molto veloci facendo un giro della città per poi iniziare ad entrare verso la valle, sino circa al 10° il dislivello è quasi nullo e i ritmi sono abbondantemente sotto i 4’00”/km.

Da qui inizia un tratto su strade sempre più sterrate che costeggiano la ferrovia; pian piano si inizia a salire.

Il passaggio nel paese di Lauterbrunnen è davvero spettacolare: in questo punto si esce dalla valle sottostante, piuttosto chiusa, e qui si apre una nuova valle lunga e piatta, contornata da pareti altissime e cascate, dove il verde e l’azzurro la fanno da padroni. In questo paese oltre ai turisti, si trovano anche molti accompagnatori degli atleti, quindi il pubblico non manca. Complici 3-4 km pianeggianti e il panorama, per alcuni minuti sembra svanire anche la fatica.

Ma la favola dura poco: infatti subito dopo questo tratto inizia una salita molto ripida che costeggia una treno a cremagliera e che porta sino al 30° km di Wengen, altra ridente cittadina della vallata.

Ormai iniziamo ad andare verso la montagna: la vallata iniziale di Interlaken non è più visibile e la vallata di Lauterbrunnen la si vede dall’alto. La stanchezza inizia a farsi sentire.

L’organizzazione ha previsto oltre ai classici ristori ogni 5 km, anche un servizio di massaggi anch’essi ogni 5/7 km: ne approfitto in un paio di casi. Il passaggio dalla parte pianeggiante e veloce alla salita di adesso sta mettendo a dura prova i miei polpacci e i crampi iniziano a farsi sentire.

Inizio a pagare anche dal punto di vista della classifica, altri concorrenti mi superano.

Sono in crisi. Rallento e cerco di andare avanti in modo costante sulla strada sterrata.

Il panorama che ho davanti agli occhi è spettacolare: Jungfrau, Monch e Eiger sono lì davanti con i loro ghiacciai e le loro vette che sfiorano i 4000 mt.

Stringo i denti anche ripensando alle pene che hanno patito e patiscono gli alpinisti in certe situazioni e cerco di convincermi che nel mio caso è solo una “passeggiata”.

Ormai siamo al 35°, qui la strada ha lasciato il posto ad un sentiero di montagna, per me e in queste condizioni è molto difficile correre. Si procede in fila indiana. L’arrivo è visibile.

Dopo uno scollinamento il sentiero, inaspettatamente, inizia a scendere.

Siamo ormai al 40° e la finish-line si fa sempre più vicina. Gli ultimi 2 km, praticamente tutti in discesa, cerco di sfruttarli per recuperare un pò quello che ho perso in precedenza.

Termino questa competizione dopo 4h22’ al 333° posto in classifica, ben lontano dal mio obiettivo primario ma comunque soddisfatto per averla conclusa e per essere arrivato lì dove sono.

Dalla Kleine Scheidegg si può ammirare in tutta la sua vastità la Parete Nord dell’Eiger. Qui è stato anche il punto di osservazione con i binocolo per i fatti successi in passato.

La stazione è una meta turistica e di passaggio conosciuta a livello internazionale. Dopo essermi goduto il momento ed essermi rifocillato è tempo di prendere il trenino per tornare verso valle.

Solo alcuni giorni dopo ho scoperto che lo stesso giorno in gara c’era anche il compianto alpinista Ueli Steck, che ha chiuso la gara in 4h01’. Ueli, nativo di quelle zone, è stato un alpinista che ha detenuto per diversi anni i record sulle tre pareti nord più difficili (e temute) delle Alpi (Eiger, Grand Jorasses e Cervino). Lo ammiravo molto.

Qui il video del suo record sull’Eiger.

2018

La partecipazione a questa gara nel 2011 mi aveva affascinato, ma al tempo stesso mi era rimasto un pò di amaro in bocca per il suo epilogo.

Nel frattempo ho partecipato a molte altre gare e portato a casa tante belle esperienze, ma ad inizio 2018, quando a febbraio aprono le iscrizioni e si è ripresentata l’occasione per tornare a correre su questi luoghi ho cercato di non farmela scappare. Per di più questa volta sarebbe stata in compagnia dell’amico Davide.

Così, dopo l’iscrizione di febbraio, i mesi successivi sono passati per i consueti allenamenti, anche in previsione della gara di settembre.

Partenza al pomeriggio, dopo il lavoro, da Milano: l’umore quando si è con Davide non può che essere festoso e di compagnia.

Breve sosta poco prima del Sustenpass per rifocillamento di rito, così alla sera raggiungiamo Interlaken e prendiamo posto all’ostello.

Dopo il ritiro del pettorale, approfittiamo del pasta party e poco dopo è già ora di andare a dormire.

Alla mattina seguente la giornata si prospetta senza una nuvola, una vera fortuna considerando i luoghi che raggiunge la gara.

Le aspettative per me sono di riscattarmi dalla partecipazione del 2011, ma da alcuni giorni/settimane un dolore al ginocchio mi sta dando dei problemi.

La partenza è, come già visto, molto veloce. Personalmente cerco di gestire questa fase di disagio, senza compromettere da subito la prestazione. Vorrei almeno provarci.

Arrivati al 10°, passo intorno a 40’, poco dopo inizia la salita. Ricordo, che con il cambio di inclinazione del terreno il dolore ha iniziato ad acutizzarsi.

Ho cercato quindi, rallentando, di gestire ancor più, ma dentro di me immaginavo quello che stava succedendo. Penso che un atleta sviluppi un sesto senso che gli permetta di fare un check up immediato delle proprie sensazioni: magari non capirà esattamente e tecnicamente cosa può essere, ma se sta bene o no questo lo percepisce dai segnali del proprio fisico.

Sulla salita verso Lauterbrunnen vedo con piacere Flavio, Runners Bergamo anche lui, che dopo un breve scambio di parole, continua la sua corsa.

L’arrivo a Lauterbrunnen è sempre spettacolare : adoro quella vallata e ci tornerei ogni volta possibile. Questa volta però l’ho vissuta meno serenamente (rispetto al 2011) in quanto oltre alle condizioni fisiche doloranti, sapevo anche che cosa mi aspettava da lì in avanti…

Sulla salita ripida che costeggia la cremagliera, verso il 27°, il dolore si era fatto insopportabile e così decido di fermarmi per farmi assistere dai medici. Mi applicano del ghiaccio che mi dà immediato sollievo e mi bendano stretto il ginocchio. Nel frattempo, mentre sono lì fermo, vedo passare Davide, lo chiamo ed anche lui si ferma un attimo. Vorrebbe stare con me e fare la gara insieme, ma per lui sarei una zavorra, quindi è meglio che proceda da solo.

Riparto e grazie ai due accorgimenti sento che un pò sto meglio.

Alterno corsetta e camminata. E sfrutto in un’altra occasione l’assistenza medica per utilizzare del ghiaccio spray.

Nella situazione in cui sono devo cercare di portare a casa la gara e quantomeno essere “finisher”.

Lo stato d’animo che ho vissuto in quei momenti era un’alternanza tra l’essere amareggiato per non poter gareggiare come si deve e allo stesso tempo felice per dove ero e per quello che stavo facendo.

Così, tra un pensiero e l’altro, tra un dolore e l’altro, arriva lo scollinamento con gli ultimi 2 km di discesa verso l’arrivo.

Anche correre in discesa era impossibile, ma un pò per le endorfine e un pò per la voglia di arrivare, sono riuscito a corricchiare un pò.

Termino la gara dopo 4h41’, per la maggior parte in sofferenza.

Ritrovo Davide e Flavio, arrivati ben prima di me (4h28’ Davide e 4h07’ Flavio), con cui condivido il terzo tempo, la bellezza del momento e dei luoghi.

Se la gara è stata un calvario, scendere in treno è stato peggio. Infatti, a seguito del raffreddamento post gara dei muscoli e delle articolazioni, il dolore si era acutizzato ed era diventato difficile anche camminare. Non riuscivo a trovare una posizione in cui non sentissi dolore.

Ricordo ancora con piacere la signora indiana sul treno che, vedendomi dolorante, voleva cedermi il suo posto (ma seduto per me sarebbe stato peggio).

Fortunatamente quella volta non ero solo e per il viaggio di ritorno in auto ha guidato Davide, perché io non sarei stato in grado.

Dopo 10 giorni ho subito il mio primo intervento al menisco.

La partita con la Jungfrau rimane aperta…

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